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Normative e adempimentiBlog

I testi generati dall'AI vanno dichiarati?

Sintesi dell'articoloÈ obbligatorio segnalare agli utenti se i contenuti del sito sono stati scritti con un assistente virtuale?

06.09.20264 minuti di lettura05 sezioni

Mani che scrivono al portatile accanto a un quaderno di appunti

Nella quasi totalità dei casi aziendali, la risposta è negativa. La legislazione impone obblighi di trasparenza specificamente sui contenuti elaborati in totale autonomia informatica al fine di orientare l'opinione pubblica su questioni di rilievo civile o politico. Questa imposizione decade automaticamente nel momento in cui una persona fisica supervisiona il testo, ne rettifica i contenuti e si fa carico della responsabilità editoriale e legale di quanto pubblicato.

Analizziamo le differenze di classificazione giuridica tra testi e contenuti multimediali (foto/video), i limiti oggettivi di questa norma e la formula corretta da utilizzare nel caso specifico in cui si ravvisi la necessità reale di un disclaimer etico.

Il discrimine legale.

Per rientrare nell'obbligo di notifica, devono verificarsi contemporaneamente due condizioni ben precise, fattore che ridimensiona enormemente il raggio d'azione rispetto al percepito comune. La prima condizione attiene all'interesse collettivo (notiziari, analisi geopolitiche, indicazioni sanitarie pubbliche). La seconda riguarda il processo produttivo, sanzionando le filiere completamente automatizzate e prive di controllo umano.

I contenuti di natura promozionale o descrittiva pubblicati sui portali aziendali (pagine servizi, policy interne, schede e-commerce, presentazioni «Chi Siamo») descrivono l'offerta commerciale di un'attività privata, non hanno rilevanza di interesse collettivo generale e vengono costantemente supervisionati dai titolari d'azienda. Per questo motivo, sono esenti da obblighi di dichiarazione ex lege.

Copywriting per e-commerce con revisione

Dichiarazione richiesta?No.

Landing page e testi descrittivi aziendali

Dichiarazione richiesta?No.

Editoria automatizzata tramite aggregatori di notizie

Dichiarazione richiesta?Sì.

Scenari in cui la segnalazione è necessaria.

Il target normativo è costituito da quelle infrastrutture web che pubblicano centinaia di articoli al giorno avvalendosi di API (Application Programming Interface) di generazione testuale automatica. Siti di clickbait, aggregatori seriali o progetti editoriali volti a manipolare indici SEO tramite la produzione massiva e non verificata di testo rientrano in questa categoria a rischio sanzione.

Esiste poi un'area grigia afferente a settori delicati (YMYL: Your Money or Your Life) come la consulenza finanziaria, fiscale, legale o medica privata. In tali contesti, esplicitare la natura supportata dall'AI della stesura è una scelta etica e cautelativa, fondamentale per mitigare eventuali contenziosi civili derivanti da inesattezze concettuali o tecniche nel testo originario del software.

Trattamento normativo per contenuti visivi (Deepfake).

La normativa assume un tono diametralmente opposto in ambito fotografico e video. In questo caso, il passaggio da una revisione umana non annulla l'obbligo. Un'immagine fotorealistica o un video generati artificialmente simulano eventi reali e individui inesistenti. L'inganno è insito nella percezione ottica, a prescindere dal fatto che un revisore umano abbia approvato la pubblicazione del file.

A livello operativo, la nostra direttiva ai clienti è netta: l'utilizzo di illustrazioni, grafiche o rendering stilizzati non richiede specifiche. Al contrario, simulare gli uffici aziendali, lo staff interno o le produzioni fisiche tramite immagini generative costituisce un danno reputazionale primario (potenziale pubblicità ingannevole), motivo per cui ne sconsigliamo fortemente l'impiego per scopi di branding istituzionale.

Modalità di inserimento del disclaimer.

Laddove sia opportuno o obbligatorio apporre l'informazione, consigliamo di integrare il testo naturalmente a margine del documento editoriale. Sconsigliamo banner invasivi o grafiche che assimilano il disclaimer a un'imposizione penale, rendendolo invece parte integrante del processo di trasparenza verso i lettori.

«Questo documento è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale; la stesura finale e i dati riportati sono stati revisionati, validati e garantiti dalla redazione.»
Formula suggerita per editoriale e blog post.

Sconsigliamo categoricamente formule ambigue e generalizzate poste a fondo pagina come: «Il sito potrebbe contenere elementi elaborati da intelligenza artificiale.» Non specificando le fonti, getta discredito sull'autenticità di tutta l'offerta aziendale, inclusi i testi elaborati integralmente a mano da professionisti del settore.

I danni dell'eccessiva cautela.

Dichiarare indiscriminatamente l'impiego dell'AI su ogni componente del proprio sito, mosso dal timore di eventuali sanzioni irrealistiche, costituisce una mossa di marketing autolesionista. Evidenziare a un cliente che il manuale d'uso del servizio da lui acquistato o i valori fondanti della società sono frutto di prompt automatici svilisce l'intera operazione commerciale e appiattisce il valore del brand.

L'approccio corretto non è demandare tutto all'AI per poi coprirsi di clausole di manleva. L'obiettivo primario di un'azienda è definire preventivamente confini netti: quali documenti possono beneficiare della generazione automatica, quali necessitano di competenze umane assolute e, soprattutto, chi è incaricato di verificare la veridicità degli output informatici. Strutturate queste logiche interne, l'adeguamento legislativo diventerà una naturale conseguenza operativa.

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