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Normative e adempimentiBlog

Il tuo sito web deve essere accessibile per legge?

Sintesi dell'articoloDal 2025 l'accessibilità digitale diventa obbligatoria. Scopri se la tua azienda rientra nei parametri.

06.09.20265 minuti di lettura07 sezioni

Il rilievo di una pavimentazione tattile per persone cieche

Se la tua azienda supera i dieci dipendenti o i due milioni di euro di fatturato annuo, la risposta è sì: dal 28 giugno 2025 il tuo sito web deve rispettare precisi standard di accessibilità. È sufficiente superare anche uno solo di questi due parametri per rientrare nell'obbligo. Se invece la tua impresa si posiziona sotto entrambe le soglie, sei esentato (non farti ingannare da chi cerca di venderti servizi superflui).

La novità più rilevante è il sistema di controllo. Dall'11 marzo 2026, infatti, chiunque può segnalare un sito non a norma tramite un modulo pubblico dell'AgID. Dalla ricezione della segnalazione, l'azienda ha solo 30 giorni per rispondere e mettersi in regola. Vediamo nel dettaglio i rischi, le sanzioni e le procedure di adeguamento necessarie.

Quali aziende sono obbligate ad adeguarsi.

La direttiva europea sull'accessibilità (European Accessibility Act) è diventata vincolante dal 28 giugno 2025. La normativa si applica ai servizi digitali B2C, ovvero ai siti che vendono prodotti, gestiscono prenotazioni o erogano servizi ai consumatori. Le microimprese sono escluse dall'obbligo, a condizione che mantengano meno di dieci dipendenti e non superino i due milioni di euro di fatturato annuo.

È fondamentale comprendere chiaramente queste soglie. Molte delle attività locali che seguiamo abitualmente — come ristoranti, piccoli studi o artigiani — non superano questi limiti e non hanno alcun obbligo di legge. Le aziende più strutturate, invece, generalmente rientrano nei parametri e hanno la necessità concreta di programmare l'adeguamento tecnico.

Gli interventi tecnici necessari.

Spesso si pensa che adeguare un sito significhi doverlo rifare da zero, ma raramente è così. Su una piattaforma sviluppata in modo professionale, le correzioni riguardano una serie di elementi strutturali condivisi tra le varie pagine.

  • Ottimizzare il contrasto cromatico tra i testi e lo sfondo (l'errore più comune e più rapido da risolvere).
  • Inserire i testi alternativi su tutte le immagini, essenziali per gli screen reader e per i caricamenti a connessione lenta.
  • Garantire la navigabilità completa tramite tastiera (il tasto Tab deve permettere di raggiungere ogni pulsante e link visibile).
  • Configurare correttamente i moduli di contatto, associando i tag `<label>` specifici ad ogni campo di input.
  • Ristrutturare la gerarchia delle intestazioni (H1, H2, H3) affinché il contenuto sia fruibile in modo logico dai software di sintesi vocale.
  • Inserire i sottotitoli nei contenuti video laddove trasmettono informazioni non presenti nel testo circostante.

L'adeguamento diventa più complesso quando coinvolge software di terze parti integrati nel sito (sistemi di prenotazione, chat esterne o plugin gestionali). In questi casi non è possibile modificare direttamente il codice sorgente: occorre richiedere un aggiornamento al fornitore del servizio o valutare soluzioni alternative.

Perché i widget automatici non risolvono il problema.

È molto probabile ricevere offerte commerciali per l'installazione di una «barra dell'accessibilità» in abbonamento. Questi script generano un menu a comparsa che permette all'utente di ingrandire il testo o cambiare i colori, promettendo una conformità immediata. Purtroppo, si tratta di una soluzione inefficace: questi plugin modificano solo l'aspetto superficiale (frontend visivo), mentre l'accessibilità reale si basa sulla struttura semantica del codice.

In Nuvola Agency non offriamo questi tool e, quando li troviamo installati sui siti dei clienti, consigliamo di rimuoverli. Dichiarare una conformità inesistente tramite un widget espone l'azienda a rischi legali ben più gravi. Abbiamo approfondito questa dinamica in un articolo dedicato.

Le segnalazioni pubbliche tramite AgID.

Questa è l'implementazione che cambia drasticamente lo scenario. Dall'11 marzo 2026, l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha attivato il portale pubblico *segnalazioni.agid.gov.it*. Chiunque — da un cliente insoddisfatto a un'associazione di categoria, fino a un semplice utente — può segnalare le barriere digitali incontrate su un sito web, indicando semplicemente l'URL.

L'avviso viene recapitato direttamente all'azienda, la quale dispone di 30 giorni esatti per redigere e inviare un «piano di rimediazione». In questo documento vanno indicati gli interventi tecnici previsti e le scadenze concordate. Le sanzioni scattano più facilmente per la mancata risposta che non per i difetti iniziali del sito. Presentare un piano concreto significa avviare un dialogo costruttivo; ignorare la PEC significa andare incontro a procedimenti automatici.

Le sanzioni previste dalla normativa.

Le sanzioni sono definite dall'articolo 24 del Decreto Legislativo 82/2022. La mancata conformità del sito comporta sanzioni amministrative che variano da 5.000 a 40.000 euro. È prevista un'ulteriore multa, compresa tra 2.500 e 30.000 euro, in caso di mancata collaborazione con l'autorità di vigilanza.

Al di là delle multe, c'è un costo aziendale implicito ma reale. Finché il sito presenta barriere alla navigazione, una percentuale dei tuoi potenziali clienti semplicemente abbandonerà la pagina senza completare un acquisto o una prenotazione. Questo rappresenta un calo di conversioni mensile e sistematico.

Infine, per le aziende che partecipano a bandi pubblici, il requisito di accessibilità è categorico: la mancata conformità comporta l'esclusione automatica dalle procedure di gara.

I costi dell'adeguamento tecnico.

La nostra agenzia offre un'analisi preliminare gratuita del sito per verificare la conformità in materia di accessibilità, gestione cookie e privacy. Al termine del controllo, consegniamo un report tecnico con gli interventi necessari. Il preventivo per la correzione dipende dalla complessità del sito e dalla presenza di plugin esterni, per questo motivo viene formulato solo a seguito dell'analisi.

Per i progetti web realizzati nativamente da noi, la struttura è già ottimizzata alla base, riducendo drasticamente (o azzerando) gli interventi futuri, poiché sviluppare con criteri di accessibilità fin dall'inizio è molto più efficiente che intervenire su codice legacy.

Normative future: l'AI Act.

Dal 2 agosto 2026, l'uso di chatbot e assistenti virtuali sul sito richiede una dichiarazione di trasparenza obbligatoria: l'utente dovrà sapere immediatamente che sta interagendo con un software di intelligenza artificiale. Consigliamo di verificare questo aspetto in concomitanza con i test di accessibilità.

Esiste molta disinformazione sull'obbligo di etichettare i testi generati dall'AI. La legge impone la trasparenza solo per i contenuti di pubblico interesse. Se utilizzi un assistente per stendere le bozze delle schede prodotto del tuo e-commerce, e tali testi vengono successivamente revisionati e approvati da personale umano, non sussiste alcun obbligo di etichettatura.

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